Per iniziare a comprendere il significato di un costrutto complesso come quello dell’autostima è necessario partire dalla sua etimologia; deriva dalla parola latina “aestimare” e significa “determinare il valore di … avere un’opinione su”.

In generale possiamo definirla come quel processo duraturo nel tempo, che porta ciascuno di noi a valutarci e ad apprezzare il nostro valore, tramite il confronto con il mondo esterno. Come descrive bene Branden in uno dei suoi libri, l’autostima è da intendersi come un sistema immunitario dello spirito, capace di rafforzarci e orientato al nostro benessere. Avere autostima infatti non è sinonimo di egocentrismo, credere di valere e sapersi amare non può e non deve essere connotato negativamente.

Spesso, quando si affronta un argomento come questo, viene interpretato come un modo per elogiarsi e mostrare la propria onnipotenza, come se fosse una questione che solo i narcisisti possono capire. Approcciarsi all’autostima in questo modo però è del tutto sbagliato; infatti se ci si avvicina al vero significato di questo costrutto, si comprende come si intenda ben altro. Avere stima di sé significa soprattutto imparare ad amare veramente se stessi, la nostra unicità e la nostra esistenza; è fondamentale partire da questo amore verso la propria persona, per arrivare ad amare consapevolmente gli altri, poiché il rischio sarebbe quello di costruire relazione poco autentiche, basate sulla dipendenza affettiva piuttosto che su sentimenti reali.

Per questo motivo, per amarsi ed amare gli altri, bisogna partire innanzitutto da se stessi, dandosi le proprie regole, rispondendo ai propri bisogni e riconoscendo le proprie risorse, perché in questo modo possiamo vivere la nostra libertà ed accettare noi stessi per quello che si è, tenendo conto tanto dei limiti quanto dei nostri punti di forza.

È un percorso che richiede tempo e soprattutto azione, bisogna “muoversi” per poter arrivare a questo stadio di consapevolezza!