Lettera Pubblicata su SlideItalia.it

Maggio 2017

 

Cara Dottoressa,

mi chiamo Patrizia e ho 31 anni. Sono una bella donna e nella vita sono sempre andata avanti grazie al mio corpo.

Ho fatto la modella per qualche tempo, ho posato per alcuni servizi fotografici, spesso malpagati. Poi un giorno su un set di una pubblicità di biancheria intima mi hanno proposto di fare delle fotografie un po’, diciamo, “particolari”. E mi hanno fatto capire che la mia fisicità poteva farmi accumulare bei soldi.

Ci ho riflettuto a lungo. Poi ho deciso. Non ho mai avuto grandi aspettative e studiare non mi è mai interessato. Così, proprio grazie al mio fisico piacente, da due anni mi guadagno da vivere… col mestiere più antico del mondo: sono diventata una prostituta. All’inizio i soldi mi hanno fatto gola, poi però col passare del tempo ho cominciato ad affrontare tutti quei problemi che lavorare per strada porta con sè. Il freddo dei mesi invernali, il rischio di contrarre malattie (perché non sempre l’uso del preservativo protegge al cento per cento), la forte concorrenza con le altre ragazze che ci porta a litigare spesso per il territorio; e il terrore che qualche magnaccia decida di prendere possesso di me e della mia vita, sfruttandomi e ricattandomi, come succede a tantissime “colleghe”.

Sono contenta della mia vita e non mi vergogno della scelta che ho fatto, perché di questo si tratta, una scelta.

Però ho paura e vorrei sentirmi tutelata, vorrei poter decidere della mia vita e soprattutto scegliere che “lavoro” fare, anche se agli occhi di tutti, Stato compreso, il mio non è assolutamente un mestiere.

Allora le chiedo, c’è una soluzione?

Patrizia

 

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Carissima Patrizia,

personalmente potrei dire altre cose, ma dovendoti dare una risposta professionale, accetto e rispetto la tua scelta di vita e credo che nessuno, proprio nessuno, debba giudicarti.

Ti dirò di più, non solo è un tuo diritto essere tutelata, ma puoi e devi combattere affinché questo avvenga. Abbiamo lottato un secolo per raggiungere la parità e, a oggi, dobbiamo essere padrone di fare ciò che riteniamo più conveniente per il nostro futuro, anche se può risultare una decisione scomoda e impopolare.

Sono sicura che potrà aiutarti sapere che esiste un Disegno di legge (N. 1201) depositato al Senato che si sta occupando proprio di situazioni come la tua e vuole regolamentare la prostituzione: si tratta della legge Spilabotte, dal nome di una delle senatrici firmatarie. Recita il testo: “La chiusura delle case di prostituzione ha significato nello stesso tempo: proibizione di ogni attività volta a trarre guadagno dall’esercizio altrui della prostituzione; proibizione di discriminazioni, attraverso schedature, di donne che esercitano la prostituzione; l’affermazione della prostituzione come attività attinente alla sfera privata dei rapporti tra persone, pertanto come attività lecita, non perseguibile né per chi la esercita, né per chi la utilizza”. 

Certo è che: “Bisogna distinguere tra chi decide più o meno liberamente di prostituirsi, magari nel suo appartamento, dalle ragazze, spesso minorenni, e dalle donne che vengono fatte arrivare in Italia con l’inganno e la forza, sequestrate, stuprate e tenute in schiavitù da sfruttatori che si arricchiscono torturandole. Si tratta di due fenomeni molto diversi. […]La prostituzione può essere una scelta (per quanto per alcuni difficile da comprendere e da ammettere), non riteniamo giusto che lo Stato intervenga sull’uso che del proprio corpo intendono fare donne libere e responsabili” (DDL N.1201).
Purtroppo non sarà facile raggiungere questo traguardo perché c’è il timore diffuso che considerare legale questo mestiere favorisca la “mercificazione del corpo” e porti l’industria del sesso a incrementare lo sfruttamento sessuale, e che questo dunque non protegga affatto le donne. Regolamentare la prostituzione però aumenterebbe sicuramente la sicurezza di chi la pratica, perché attraverso la schedatura ogni incontro sarebbe tracciabile; inoltre favorirebbe una maggiore cura della sfera sanitaria, perché sarebbe obbligatorio sottoporsi a regolari esami clinici, sia da parte del cliente che della prostituta. Ci sarebbe poi l’imposizione di tasse e del luogo di residenza prescritto.

Se posso darti un consiglio però, nel rispetto sempre della tua scelta, ti dico che ci sono tantissimi altri modi per raggiungere l’indipendenza economica. Questo perché dobbiamo tenere a mente che, tutti i mestieri dove la fisicità è l’elemento essenziale, hanno una scadenza: si sa che il corpo col tempo perde inevitabilmente la sua bellezza.

Ricorda che credendo in te stessa e utilizzando il potere della tua mente, potrai raggiungere il successo e realizzare i tuoi sogni.

Lettera Pubblicata su SlideItalia.it

Marzo 2017

Gentile Dott.ssa Li Petri,

mi chiamo Francesco e ho 19 anni. Frequento il primo anno di Ingegneria informatica al Politecnico di Torino e ho una media abbastanza alta. Non solo mi piace studiare i meccanismi che regolano il mondo cibernetico, mi appassiona proprio tutto ciò che è virtuale. I miei genitori mi rimproverano perché dicono che non alzo mai la testa dal computer e mi incitano a uscire di casa di più, a costruirmi, come si dice, una vita sociale. Anche il mio migliore amico dice che sono un “nerd” e che all’università passo come “sfigato” di turno.

Un mese fa, però, mi è capitata una cosa che mai avrei pensato fosse possibile. Mi sono iscritto a un gioco di ruolo online, in cui tra combattimenti e missioni devi far crescere il tuo personaggio. E ho conosciuto Calliope, guerriera vichinga molto sexy. Abbiamo cominciato a chattare e ci siamo scambiati le nostre foto: è davvero attraente e io le sono piaciuto subito. Solo che, mentre parlavamo, ho scoperto che ha 52 anni, è separata e ha due figli. Il più grande ha la mia età. Sono giorni che ci penso. E più ci penso, più sono eccitato. Ieri sera mi ha scritto che vorrebbe incontrarmi, a casa sua… Ho risposto subito sì, entusiasta del suo invito.

Ora però, a mente lucida, sono parecchio agitato. Non ho ancora avuto esperienze sessuali e non so proprio come comportarmi.

Sarò all’altezza? E se non le piacesse? E se non riuscissi a soddisfare una donna così esperta?

Sono così preoccupato che vorrei annullare tutto, ma l’idea di perdere un’occasione del genere mi fa impazzire.

Mi rivolgo a lei perché non saprei proprio con chi parlarne, tanto sembra surreale la situazione!

Come devo comportarmi? Ci sono delle tecniche per superare l’imbarazzo e garantire una performance sessuale soddisfacente?

Grazie tante per il suo prezioso aiuto!

Francesco

 

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Carissimo Francesco,

innanzitutto non devi assolutamente preoccuparti se non hai avuto ancora alcun rapporto sessuale.

Non c’è nessuna regola per quanto riguarda questo tipo di esperienze. La tua storia mi fa tornare in mente quello che accadeva tantissimi anni fa, quando donne più esperte accompagnavano il giovane illibato ai piaceri sessuali per la prima volta; in quei casi erano soprattutto i padri ad accompagnarli alla loro “iniziazione”.

Oggi viviamo una libertà sessuale tale da poter decidere quando e come vivere queste esperienze. Approfitto di questa tua lettera per spiegare ai nostri lettori, come ho già fatto in passato, il fenomeno che sempre più ha preso piede anche in Italia: quello delle donne Cougar, Milf e Gilf. La Cougar (dal gergo anglo-americano “coguaro”) è una donna tra 30 ai 55 anni, anche senza figli, che ha rapporti sentimentali o sessuali con uomini decisamente più giovani. Si considera una vera e propria cacciatrice, fuori da ogni standard che la società impone, ha scelto una vita sentimentale spensierata e senza inibizioni. Segue una sola regola… matematica: la sua “preda” deve avere la metà dei suoi anni più sette. Il termine MILF significa letteralmente “Mother I’d Like to Fuck”. Questo tipo di donna deve avere più di 40 anni, uno o più figli e può essere ricorsa alla chirurgia plastica; sicuramente è ancora molto attraente sessualmente. Se parliamo di GILF, infine, intendiamo “Grandmother i’d like to fuck”: una donna over 50, che ha figli e… nipoti! Naturalmente dovete pensare a una Jessica Lange, non a nonnine con la dentiera penzolante.Le Gilf sono donne ancora piacenti e assolutamente esperte in ambito erotico.

Tornando alla paura e all’imbarazzo, caro Francesco, ci può stare, specialmente durante i primi approcci. Anche agitarsi fa parte del gioco, crea l’adrenalina che serve a “speziare” la nostra vita, soprattutto quella sessuale.

Quella che vivrai con Calliope, se deciderai di accettare il suo invito, potrebbe essere l’esperienza più emozionante capitata nella tua vita fin’ora. Rilassati e lasciati guidare dalle sue mani esperte.

Non pensare a cosa potrebbe piacerle, sarà lei a dirtelo chiaramente. Una donna adulta non si vergogna di chiedere al suo partner come vuole essere soddisfatta.

Se saprai farti guidare potrai imparare moltissimi segreti dell’arte amatoria e della seduzione, per diventare un giorno il partner sessuale attento che tutte le donne vorrebbero.

Lettera Pubblicata su SlideItalia.it

Dicembre 2016

Dottoressa,

da circa sei mesi la mia vita è cambiata, mia moglie, con la quale ho sempre avuto un rapporto simbiotico, amici, hobby, tutto, dico tutto, era condiviso, all’improvviso mi ha lasciato, dicendo che non mi ama più e si è trasferita a Malta, per riflettere… dice lei.

Come può comprendere, non riesco più a dormire, sono sempre ansioso e teso. Non riesco a darmi a trovare una ragione per accettare la sua decisione di non stare più con me… sono disperato. È da tanto tempo che sento parlare da amiche, che qualche volta lo hanno praticato. Loro mi hanno consigliato di fare yoga per affrontare e gestire lo stress emotivo che sto vivendo e pochi giorni fa ho partecipato a una lezione.

Alla fine della lezione ho avuto modo di parlare con il maestro, che mi è sembrato molto disponibile. Gli ho raccontato che avevo subito da poco un abbandono e che il superamento di questo trauma mi risultava molto difficile. Avevo bisogno di ritrovare tutte le mie energie e di non pensare più a quell’esperienza negativa.

Il maestro mi ha consigliato di fare un ciclo di meditazioni. Lui riteneva che per la mia situazione la meditazione mi avrebbe potuto aiutare a conquistare la serenità.

Mi rivolgo a lei per farmi consigliare e le sarei grata se potesse aiutarmi a capire.

Sono perplesso in quanto non conosco nulla sull’argomento e non vorrei farmi facilmente influenzare.

 

 

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Gentilissimo lettore,

sono felice di trattare questo argomento a me molto caro, visto che suggerisco a tutti i miei allievi di praticare le tecniche di rilassamento per potenziare la propria energia oltre alle ovvie conseguenze di benessere che se ne trae praticando tutti i giorni e anche perché nel 2012 ho pubblicato un DVD sul training autogeno.

Per quanto riguarda la meditazione, posso darle qualche informazioni. Nasce nell’ambito delle filosofie orientali che si basano sulle dottrine buddiste, induiste o taoiste. La meditazione può essere intesa come un metodo di rilassamento. Secondo varie ricerche, chi riesce ad avvalersi di un metodo di rilassamento può avere giovamento sia in termini di serenità sia come apprendimento di comportamenti utili per imparare a reagire a qualsiasi tipo di stress. Infatti in condizioni di stress è sempre utile rilassarsi, soffermarsi su se stessi e cercare di trovare le soluzioni ai problemi.

La meditazione ha un’azione calmante su corpo e psiche e ci aiuta ad accettare maggiormente noi stessi. È stato dimostrato che attraverso la focalizzazione della nostra mente sul nostro respiro possiamo meglio percepire il nostro stato e farlo transitare più facilmente verso una maggiore tranquillità. Respirare profondamente e lentamente ci aiuta a prendere le distanze da preoccupazioni e pensieri negativi. Dopo la meditazione ci si sente più distesi nel corpo e più sereni nel pensiero e nell’emotività.

La meditazione aumenta il benessere interiore. La pratica costante e quotidiana ci permette di l’apprendimento di guardare gli eventi da un’altra angolazione. Ci sentiamo maggiormente più distaccati dai nostri pensieri e dalle nostre emozioni. In questo modo possiamo iniziare a dare spazio all’opportunità che un evento negativo offre alla nostra vita, ossia cosa ci insegna la sofferenza che stiamo provando… Ne consegue che alcune situazioni di stress o di traumi come lutti, separazioni, problemi economici possano essere visti come occasioni per indirizzare altrove il nostro sguardo o le nostre azioni.

Osservando l’attività del cervello mediante elettroencefalogramma e risonanza magnetica si evince che questa non si ferma mai. Durante la meditazione, pur non fermandosi l’attività, lo schema di attivazione e lo stato psichico sono molto diversi. Non più attività frenetica, ma maggiore distacco e calma. Per abituarsi a questa assenza di pensiero è necessario un allenamento regolare, che gradualmente porterà un cambiamento.

Faccia questa meravigliosa esperienza di un percorso di meditazioni e poi lo faccia diventare una pratica di benessere quotidiano nella sua vita per essere più protagonista delle emozioni che vive imparando ad accettarle e a viverle come un dono che il nostro corpo produce!

Buona vita, le ricordo che tutti meritiamo di essere amati e se finisce fare spazio ad uno nuovo amore.

Lettera Pubblicata su SlideItalia.it

Luglio 2016

Dottoressa Li Petri,

Le scrivo questa lettera, perché, ho l’ossessione della pulizia e per l’ordine. Ho 45 anni e posso affermare che ho trascorso più della metà della mia vita a lucidare i pavimenti, a stirare, spolverare e a rassettare. Ho due figli maschi, rispettivamente di 10 e 12 anni, vorrei tanto pensare di più a loro e smettere di pulire. Sogno spesso di sedermi per terra, giocare con loro in mezzo al disordine…ma…poi…nella realtà non ci riesco proprio. So che un giorno rimpiangerò di non averlo fatto, di aver perso i loro anni migliori ma divento ansiosa e intrattabile se non lucido. Da ragazza, le pulizie, mi rilassavano e mi distraevano da pensieri sgradevoli, il tempo volava e mi dimenticavo di tutto…col tempo le cose sono cambiate e tutto è diventato un’ossessione…addirittura quando i miei figli si siedono sul divano tolgo i cuscini per paura che si possano sporcare. Costringo i miei figli a lavarsi più volte al giorno, come faccio io, minimo tre docce… Mio marito dopo 10 anni di discussioni mi ha lasciata, da sola con i figli, stanco di vedermi stressata e affaticata per le faccende domestiche. Ultimamente la mia salute è altalenante, spesso, ho la pressione alta e tachicardia. Devo uscire da questo incubo, sono andata dal mio medico di base che mi ha suggerito una visita psichiatrica che ho rifiutato, visto che sono contraria all’assunzione di psicofarmaci. Cosa posso fare?

La saluto cordialmente

Anna Maria di Taranto

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Cara Anna Maria,

chiaramente non si tratta del piacere di vivere in una casa pulita ed ordinata ma di una vera ossessione, che La porta a mettere a posto una casa già ordinata e pulita, dove alla base c’è un’ansia acuta legata a una necessità di controllo. Simbolicamente, la casa rappresenta il corpo, ordinare e pulire la casa è un modo per controllare il corpo e le pulsioni sconosciute, percepiti come pericolosi. inoltre strofinare, spolverare e altro dà una soddisfazione sostitutiva e tranquillizza. I rituali hanno la funzione di placare l’ansia e mantenere un equilibrio anche a costo di perdere la libertà dietro ad un’ossessione. La paura dello sporco, si chiama “rupofobia”, causa una continua spinta a doversi lavare frequentemente e a pulire ossessivamente la casa, come tutte le fobie è legata a parti nascoste che non si riescono ad accettare e di cui, con la ritualizzazione si tenta in contemporanea all’eliminazione e l’impossibilità di separarsene. Quando si prova un’emozione, ossia il corpo che si esprime per comunicare qualcosa, è necessario, prestare attenzione e leggere il messaggio. Pertanto, evitare di sedarsi con cure psichiatriche, come ha preferito fare Lei, Anna Maria, la condivido come scelta, a meno che, la gravità della situazione arriva ad impedire lo svolgimento di una vita normale. Comunque, cercare di approfondire e comprendere cosa risulta impossibile accettare di sé e come imparare ad amarsi in tutte le proprie sfaccettature credo che sia fondamentale per il benessere di ogni persona. Non abbia paura di conoscersi, anche, attraverso un percorso di psicoterapia che Le permetterà di apprezzare i pregi e i difetti più nascosti, con il lusso di potersi concedere di sbagliare e di non essere perfetti.

A presto con belle notizie di vita nuova.

Lettera Pubblicata su SlideItalia.it

Dicembre 2015

Gentile Dottoressa,

sono triste e preoccupato, il mio compagno mi ha lasciato dopo 10 anni di amore e condivisione.

Sono Davide un uomo di 51 anni e mi sono sposato all’età di 30. Da questo matrimonio ho avuto 2 figli ai quali sono molto legato anche se non mi sono mai sentito realizzato e felice nella mia vita matrimoniale. Sono sempre stato attratto anche dagli uomini ma non mi sono mai soffermato mai su questo mio desiderio, scacciando dalla mia mente ogni minimo pensiero al riguardo, fino a quando, un giorno, ho conosciuto Mario.

Mi sono innamorato di lui e ho fatto coming out. Ho lasciato mia moglie e sono andato a vivere a casa sua. Sono stato giudicato, deriso, maltrattato dalle persone a cui sono più legato e da allora lo stress emotivo mi ha accompagnato con coliche dolorosissime anche se saltuarie.

Però, da quando Mario mi ha lasciato, le coliche sono diventate quotidiane e la qualità della mia vita è peggiorata tantissimo.

Dottoressa, mi aiuti a capire cosa è successo al mio colon, mi sono sottoposto a una colonscopia e a diverse visite da cui non risulta nessuna patologia organica; i medici mi dicono che sono stressato e che devo fare psicoterapia:

cosa ne pensa?

Davide

 

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Gentilissimo signor Davide,

lo stress è una reazione evolutivamente antica negli uomini e negli animali, che ha lo scopo di usare in maniera rapida le riserve energetiche del nostro organismo per aumentare la probabilità di sopravvivenza dell’individuo. Nella sua storia di persona che deve affermare una scelta socialmente poco condivisa genera nel suo organismo una reazione logorante che perdura nel tempo, con la conseguenza di somatizzazione del suo stress.

Il pericolo che vive, da alcuni anni, è quello della paura di perdere l’amore dei suoi cari ma che grazie all’amore di Mario è riuscito a gestire, con la sola conseguenza di qualche episodio saltuario di colite. Invece da quando il suo compagno l’ha lasciato, la somatizzazione dello stress è aumentata con coliche quotidiane. Tutto questo accade perché alcune reti nervose intestinali sono strettamente collegate con il nostro cervello.

Tutti noi conosciamo alcuni modi di dire come: ingoiare una decisione, prendere una decisione di pancia, avere un mattone sullo stomaco, mi sono rimaste le parole in gola e così via. Le parole sono dei semi, quindi l’uso di queste espressioni indica come la nostra mente sia in profondo contatto con il nostro apparato digerente. Difatti tutte le viscere hanno il più grosso agglomerato di cellule nervose, che addirittura supera il numero di quelle del midollo spinale. Il cervello addominale è autonomo, pertanto non segue la volontà ma le sensazioni. Difatti sensazioni forti, stress emotivi o eventi traumatici possono, appunto, causare disturbo di stomaco o coliti. Quando siamo irritati aumenta l’acidità e si manifestano i bruciori di stomaco. Gli ormoni dello stress come la corticotropina che, in caso di pericolo o eventi impegnativi l’ipotalamo produce in abbondanza, si lega a siti specifici del tratto intestinale.

A questo punto, i mastociti, cioè le cellule del sistema immunitario, secernono alcune molecole-segnale, alle quali il cervello addominale reagirà provocando diarrea, nausea e vomito. Carissimo lettore, per evitare di essere prolissa e pesante, mi sento di dirle che è stato molto coraggioso e assertivo nel seguire il cuore e cambiare completamente la sua vita. È un esempio per tutti quelli che vivono una vita con tante maschere e sono eterni infelici. Pertanto, penso che sia arrivato il momento di accettare, con elasticità e tolleranza, le critiche, gli omofobici, i razzisti e anche la fine di un amore.

Purtroppo le perdite sono veri e propri lutti accompagnati da molta sofferenza, ma con l’accettazione del proprio sentire tutto questo dura poco e dopo una fine c’è sempre una rinascita.

Un modo per velocizzare gli obiettivi è senz’altro il percorso terapeutico, che le consiglio per trovare soluzione sia ai suoi problemi fisici che per ridurre il tempo della sua sofferenza.

Lettera Pubblicata su SlideItalia.it

Settembre 2015

Gentilissima dottoressa,

siamo genitori di 2 figli, un maschio di 17 anni e una femmina di 19. Siamo sempre stati apprensivi, ansiosi rispetto alla loro salute fisica e psicologica. Abbiamo seguito i nostri figli a scuola, facendogli fare i compiti, accompagnandoli a scuola, in palestra, ai compleanni, insomma non li abbiamo mai lasciati soli in nessuna occasione. Loro sono sempre stati dei figli eccellenti, ottimi voti, educati, non ci hanno mai delusi, fino a qualche tempo fa tutto  era perfetto.

Da circa cinque mesi nostra figlia ci chiedere di uscire con le amiche e addirittura ha espresso il desiderio di andare in discoteca. Noi, fino ad oggi, non glielo abbiamo permesso perché siamo molto preoccupati per quello che si sente in televisione e si legge sui giornali.

Non dormiamo più tranquilli, all’idea che lei possa frequentare questi posti, e mia moglie si sveglia con gli incubi, quasi ogni notte. Luisa, nostra figlia non ci rivolge più la parola,  noi siamo impotenti, incapaci di gestire questa situazione.

Come ci dobbiamo comportare?

Maurizio e Laura di Pavia

 

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Leggere la vostra lettera mi ha riportata indietro di molti anni, quando da ragazzina mi proibivano di parlare con i ragazzi e di uscire la sera perché le brave ragazze non uscivano col buio.

Sicuramente, i pericoli e i rischi aumentano andando in giro di notte e ultimamente i mass media  raccontano di casi di morti avvenuti in discoteca perché hanno assunto delle droghe. La vita è piena di pericoli, voi avete ragione, ma dobbiamo fare una riflessione su cosa è meglio fare: “DARE IL PESCE O INSEGNARE A PESCARE ?” Insegnare ai nostri figli a gestire i pericoli o proteggerli? Ma noi genitori siamo eterni? Cosa faranno dopo la nostra morte? Il vostro modello educativo, iperprotettivo, è stato studiato ed analizzato dal famoso formatore Giorgio Nardone.

Egli afferma che, è necessario per formare un individuo in grado di affrontare gli eventi della vita che faccia esperienza e che commetta degli errori. Le discoteche da sempre vengono condannate come luoghi di perdizione ma io penso che dobbiamo sensibilizzare i nostri ragazzi mettendoli a conoscenza su quello che si rischia in ogni luogo e rendendoli capaci di potersi difendere ovunque e con chiunque poi nessuno è immune da disgrazie, ma tenerli in una botte di vetro non garantisce l’incolumità.

Vista la vostra eccessiva apprensione, come da voi stessi descritta, e gli incubi notturni della signora Laura, è il caso di farvi un percorso per godervi i vostri figli che sono dei gioielli e imparare a vivere un rapporto più adulto visto la loro età, oggi non più bambini!

Lettera Pubblicata si SlideItalia.it

Agosto 2015

Gentilissima dottoressa,

mi chiamo Alessia, sono mamma di 2 figli, da poco ho compiuto 32 anni.

I miei figli, entrambi maschi, hanno Francesco 7 e Luigi 5 anni.
Da quando è nato il secondo figlio,  il rapporto con il mio compagno e’ cambiato radicalmente fino alla scoperta da poco tempo di sporchi tradimenti tanto che da 6 mesi sto vivendo una depressione devastante. Sono circa 6 anni che non mi sento più desiderata ed amata da lui. Mai un complimento, scarse attenzioni, solo critiche e rimproveri. I rapporti sessuali si sono molto diradati: dalla frequenza giornaliera siamo passati a uno ogni 4 mesi.

A letto è sbrigativo ed egoista, pare debba fare un sacrificio. Infine sono diventata dispettosa, ho iniziato a farmi qualche domanda, lo vedevo uscire sempre tutto preciso, profumato, depilato, capelli curatissimi e un giorno ho trovato nella sua tasca un biglietto di un locale di scambisti e da lì ho iniziato le mie indagini.

Ho controllato il suo telefono ed ho trovato una serie di messaggi: con una donna che scrive di essere sposata che si firma Carmen, la quale parla di un marito che ha piacere a vederla a letto con un altro e si danno degli appuntamenti a casa di lei. A mio marito manda foto bollenti, di lei nuda in posizioni provocanti con frasi irripetibili che alludono ai loro incontri. Poi altri messaggi con un uomo, con il quale si organizza per andare in certi locali dove fanno sesso con donne straniere spogliarelliste. Siccome lui è un turnista delle ferrovie manca spesso la notte, quindi è stato facile ingannarmi.

Dottoressa io sono ancora molto innamorata di lui non vorrei perderlo, non so se perdonarlo…lui mi dice che vuole ricominciare e che non lo farà più ma come credergli?

Sono disperata devo decidere e non so come fare. Ho due figli piccoli e non lavoro, mi sento morire.

Mi aiuti, la prego.

 

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Gentilissima Alessia,

ha ragione: sta vivendo un grande dramma, ma come in ogni immensa sofferenza c’è sempre  uno stimolo importante che porta l’essere umano verso dei cambiamenti che altrimenti non si apporterebbero nella propria vita.  Dalla sua lettera sembrerebbe che lei si fosse adagiata in una relazione non gratificante anzi direi disconfermante come donna e compagna.

Cerchiamo di approfondire il concetto del tradimento. Il significato della parola e’: Il venir meno alla fede data, o a un impegno solennemente assunto. Le recenti ricerche statistiche dal web sul tradimento confermano che circa il 60% dei mariti e il 40% delle mogli italiane è infedele o è stato infedele una volta. Le cause possono essere diverse: La noia e la monotonia, voler provare nuovamente delle forti emozioni, la nascita di un figlio, la distanza, come antistress e poi ci sono quelli che lo fanno con “disinvoltura”. Spesso chi tradisce non pensa al profondo sconforto e insicurezza che provoca nell’altro partner. Tradire è un evento sconvolgente, minaccia la fiducia reciproca, è un venir meno del “noi”, dell’unione della coppia. Chi viene tradito rimprovera all’altro di muoversi da solo, trasgredendo il loro patto. Purtroppo si è portati a formare una coppia, anche, per la paura della solitudine, per un bisogno di sicurezza e non perché si è interessati veramente all’altro. L’amore è strettamente legato al desiderio di voler dare qualcosa di sé all’altro. Spesso invece, nella coppia si è portati solo a chiedere con la pretesa di cure e attenzioni dal partner, rendendo impossibile la “crescita” di entrambi.

E’ la classica situazione di chi ama soprattutto per colmare un vuoto, legato forse a qualcosa che è mancato nel periodo infantile  come la sicurezza, la protezione, il rifugio, la tenerezza, comprensione. Spesso il tradimento serve a curare la coppia perché si prende fuori quello che manca nella coppia. Quando, però, si lasciano le tracce vuol dire che c’è bisogno di un cambiamento radicale, ossia o chiusura del rapporto o trasformazione delle vecchie regole. Fra tanti studi su questo tema ne cito uno che è stato analizzato durante il 23esimo Congresso dell’Associazione europea di psichiatria (Epa) di Vienna. Lo studio dimostra che “l’inclinazione alle scappatelle sarebbe scritta nel DNA però a determinare i comportamenti sessuali, dicono i ricercatori, e’ un mix di fattori genetici ma anche biologici, culturali, storici, psicologici e religiosi”. È vero, sul concetto di infedeltà genetica gli specialisti rimangono cauti: “per ora è un’ipotesi da verificare e non deve certo diventare un alibi” per gli infedeli seriali dice Marcel Waldinger della Utrecht University olandese. egli afferma anche che “il puro approccio psicologico al tema dell’infedeltà non è più valido, perché è stato sfidato da nuovi dati scientifici che chiamano in causa fattori neurobiologici e genetici”. Lo psichiatra Richard Balon della Wayne State University di Detroit, indica “come a rendere più inclini alla fedeltà o al tradimento potrebbero essere particolari assetti genetici dei sistemi della dopamina e dell’ossitocina”.

Infatti la dopamina e’ definito l’ormone del piacere, della ricompensa, della curiosità ed è coinvolto nell’innamoramento, ma anche nell’assunzione di droghe e alimenti come il cioccolato o la pizza. L’ossitocina è l’ormone dei legami, delle coccole materne e degli abbracci. Quindi possiamo supporre che se è alto il valore della dopamina abbiamo bisogno di varietà ed esplorazioni, invece se abbiamo più alto il valore dell’ossitocina abbiamo più bisogno di stabilità. Cara Alessia, questi studi ci aiutano a riflettere su quali possono essere le cause del tradimento del suo compagno e per poi aiutarla a prendere una decisione.

Una cosa e’ certa: il suo compagno si annoia in una situazione di routine perché non ha scelto solo di tradire, ma vive diverse situazioni definite dal grande sessuologo Willy Pasini, trasgressioni soft, ossia esperienze a tre o di gruppo. Se lei lo ama ancora e lui è disponibile a ricostruire un rapporto, non si può certamente sottovalutare che lui ha bisogno di forti emozioni e di stimoli sessuali trasgressivi, quindi dovrà rivedere il suo approccio sessuale per diventare una complice di giochi erotici per rianimare questo rapporto assopito e non più stimolante per entrambi.

Gli studi di Bruce Lipton, sulla luna di miele che duri per sempre nella coppia, dimostrano che un rapporto dove si fanno sorprese, giochi e intrighi sessuali, riescono a mantenere alti i livelli degli ormoni dell’amore e a rimanere innamorati negli anni. Non è facile perdonare,  ma dire di farlo e poi rinfacciare tutte le volte che si discute non serve a nulla.

Purtroppo molte coppie che rimangono insieme fanno così ma è una tortura per entrambi.

Ci pensi bene e si faccia aiutare da un sessuologo.

Lettera Pubblicata su SlideItalia.it

Luglio 2015

Carissima dottoressa,
Le scrivo per parlarle di una mia situazione personale che definirei grave e senza una via d’uscita. Sono fidanzata da circa un anno con un ragazzo più grande di me, una storia nata dopo una grande delusione ricevuta da me e dalla quale pensavo non mi sarei mai più ripresa.

Un grande desiderio di maternità purtroppo frenato da miei problemi fisici mi ha portata alla decisione di sottopormi ad un intervento di fecondazione assistita di comune accordo con il mio compagno. Lui si è mostrato entusiasta fin  da subito della decisione e mi ha seguita con grande comprensione mostrandosi apprensivo ed innamorato.

Poi, all’improvviso, un giorno, l’amara scoperta. Per puro caso lascia il telefono mentre si fa la doccia ed io, che non lo avevo mai controllato, non so perché ma proprio quel giorno sono spinta da qualcosa e lo prendo. Scopro un mondo incredibile e terribile: messaggi con decine di donne, molto spinti. Ma non basta, vengo a scoprire che se la fa anche con transessuali di ogni tipo, appuntamenti vari, addirittura orge. E dulcis in fundo in un cassetto del suo armadio trovo della biancheria intima femminile molto grande di taglia che presumo indossi lui.

Sono sconvolta, dottoressa e non so cosa fare o pensare. Per di più le pratiche per l’inseminazione sono tutte avviate e a buon punto visto che gli ovuli sono stati fecondati.

Sono combattuta se fare comunque l’inseminazione ma non voglio più avere niente a che fare con lui. 

Mi aiuti, per favore.

 

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Sabrina,

ho letto la sua lettera con molto interesse. Negli ultimi anni, storie come la sua sono in aumento crescente per il fenomeno sociologico di allungamento della vita e miglioramento della salute, che aiuta a mantenersi ancora molto belli alla sua età e oltre. I figli nutrono un sentimento di gelosia verso i genitori in particolare durante cambiamenti importanti come la nascita di un fratellino, oppure la presenza di un nuovo fidanzato (quando i genitori sono separati). Ossia tutte le volte che qualcun altro possa prendere il loro posto. Sua figlia prova per lei molta rabbia e anche, oltre alla gelosia, molta invidia. Non ha sviluppato una buona autostima tanto che, come  scrive, sembra che “gareggi” con lei. Dal suo punto di vista anche perdendo, visto che attua comportamenti distruttivi nei suoi confronti.

Sembra desideri avere una mamma tradizionale piuttosto che una mamma che pensa alla cura del corpo e dell’aspetto, che stia cioè in cucina a preparare crostate e a rassettare. Sicuramente, il modello di mamma-amica crea un rapporto ludico e di molta confidenza ma fa perdere ai figli un punto di riferimento e di protezione durante lo sviluppo evolutivo, che in alcuni momenti cruciali di bisogno, di confronto e di guida autorevole viene a mancare. Se poi si passa da un modello genitoriale ad un altro molto diverso, allora la confusione e il disorientamento superano ogni logica di sopportazione.

A questo punto le reazioni possono essere di vario tipo. Nel suo caso, sua figlia non accetta più l’autorevolezza genitoriale, criticandola in malo modo. Provare a parlarle non sortisce un buon risultato, in questa fase le suggerisco di scriverle una lettera chiedendo scusa per gli errori commessi non intenzionalmente, di dichiarare tutto l’affetto che prova per lei e di come si sente rispetto a tutto quello che accade fra voi.

I figli durante il periodo adolescenziale vivono un conflitto con i genitori per costruire una loro identità. Spesso questa fase è vissuta con molte emozioni devastanti specialmente se il periodo precedente e’ stato dominato da un legame simbiotico.

Lasci crescere sua figlia senza critiche e svalutazioni accettando i suoi momenti di altalenanza emotiva.

Un supporto psicologico mirato a potenziare l’autostima di sua figlia velocizzerebbe la soluzione.

 

Lettera Pubblicata su SlideItalia.it

Aprile 2015

Salve dott.ssa Li Petri,

sono un professore di Lettere di una vivace cittadina universitaria, Le scrivo perché voglio dichiarare la fine dell’innamoramento. Basta! Voglio dire basta perché a 54 anni, dopo due matrimoni e tre amatissimi figli di 24, 22 e 9 anni, sono felicemente single da 3 e trovo ridicola, anzi pietosa, l’idea di innamorarmi di nuovo.

L’amore è una trappola crudele e spietata nella quale volentieri si cade quando si è giovani, e va tutto bene. Lo vedo, e lo vivo di riflesso nei racconti dei miei studenti del liceo classico in cui insegno: sta nel conto, a chi tocca tocca. Lo leggo nel loro disincanto, nel lasciarsi alle spalle situazioni e storie che per me, aitante “over” cinquantenne un po’ stempiato, paiono crudeli e difficili da superare. Ma a cinquant’anni, a sessanta, l’amore non va affatto. Soprattutto quando si precipita nell’equivoco della partner ragazzina, che ti si offre sfrontata e che va contro i tuoi principi di genitore affettuoso e integerrimo.

Insomma dottoressa, il puer aeternus italicus, come sono io oggi è libero di vestirsi, viaggiare, fare sport, incontrare gente nuova e fare esperienze entusiasmanti: ma innamorarmi no grazie, ho già dato tanto.

Lei ritiene che questo mio sentire sia comune ad altri uomini o donne della mia età?

Permetta inoltre, gentile dottoressa, una piccola osservazione da un professore e attento lettore della sua Rubrica: ho notato, mi scusi ma mi sento di manifestarlo, che negli ultimi tempi la sua rubrica è diventata meno brillante; ho come la sensazione che non sia più il genius loci della rivista on line; non trovo più quel “guizzo”, quel lampo di genialità che caratterizzava le domande e le risposte, e che mi faceva sorridere soddisfatto mentre leggevo. Mi scusi di nuovo se mi sono permesso, ma mi manca quel suo stile leggero e dissacrante, che faceva capire argomenti anche molto seri.

Lo apprezzo e lo riconosco, perché da quando anni fa ho iniziato ad adottarlo con i miei studenti, il loro livello di apprendimento è cresciuto notevolmente.

Mi piacerebbe se lo riscoprisse anche Lei, dottoressa, per far felice me e credo altri suoi lettori…

La ringrazio per l’attenzione e La saluto cordialmente.

Prof. Antonio

 

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Gentilissimo Antonio,

felice di leggere la sua email, interessante anche l’argomento che mi propone “innamorarsi o meno dopo una certa età”. La ringrazio, anche per le osservazioni sul mio stile “meno leggero e dissacrante”, che riteneva più stimolante rispetto alle ultime Rubriche sicuramente più seriose. Mi impegnerò ad accontentare lei ed i lettori.

La prima riflessione che le propongo è: cosa significa innamorarsi. Certamente l’innamoramento resta un’esperienza unica e sconvolgente, fortunatamente ripetibile a tutte le età, viene anche definito “uno stato di quasi follia”. E’ una scoperta, un evento esplosivo, straordinario che trasforma tutto il nostro il mondo emotivo.
Dal punto di vista del vissuto, innamorarsi vuol dire ritrovarsi coinvolti, eccitati e preoccupati per qualcun altro. Si desidera averlo vicino, di toccarlo, di ascoltarlo, si sente un’attrazione che di solito coinvolge anche aspetti sessuali molto passionali e travolgenti. Un desiderio di condividere con questa persona emozioni, esperienze, pensieri, piccole cose. Diventare intimi.

L’innamoramento crea un magnetismo che ci indirizza verso una persona che diventa la Persona, una fissazione della quale non riusciamo a liberarci. Passione, gelosia, sogni, possono rendere la vita meravigliosa, oppure complicata e infelice. Dalla sua testimonianza, mi sembra emerga un’esperienza di innamoramento dolorosa. Scrive: “l’amore è una trappola crudele e spietata nella quale volentieri si cade quando si è giovani…”. Non mi sento di condividere questa affermazione, Professore, perché considero l’amore come il carburante della salute e del buon umore, anche quando la coppia si trova a dover fronteggiare situazioni problematiche. Molte persone, dopo una storia d’amore finita male rinunciano a viversi un nuovo legame, come è successo a lei, Antonio.

Ma da tre anni ha iniziato la più importante storia d’amore della sua vita, quella con “se stesso”, quindi ha trovato un serbatoio per nutrire il suo benessere e pertanto va bene così, a differenza di chi invece si deprime e si ammala.

Gli studi sulla longevità affermano che le persone possono superare i 120 anni di età in salute. Lei ha 54 anni. Credo che sia veramente molto giovane per rinunciare, per tutti i prossimi anni, ad un legame che possa essere per lei un valore aggiunto. Inoltre, la differenza di età oggi è molto meno importante rispetto ad una volta. Le coppie che si formano, fondano il loro legame sui sentimenti che provano, non più sulla sopravvivenza della specie.

La sessuologia ha superato da molto tempo ogni pregiudizio sul sesso legato al giudizio morale…Ahimè anche le 18enni possono desiderare di fare sesso con un 50enne stempiato…anche i nostri figli.

Usi e costumi che cambiano, che ci piaccia o no!!!

Grazie Antonio un saluto

Lettera Pubblicata su SlideItalia.it

Gennaio 2015

Cara Dottoressa,

Da anni vivo profondi sensi di colpa che mi spezzano il cuore. Sono una donna realizzata nel mondo del lavoro, dirigo una SPA da 5 anni e guadagno molto bene. Sono stata una bambina ribelle a tutte le regole della mia famiglia.

Mia madre non ha mai perso un’occasione per dirmi quanto sono stata cattiva e disubbidiente in ogni circostanza.

La mia voglia di conoscere e vivere esperienze di vario genere mi ha sempre allontanata dalla mentalità della mia famiglia. Quindi, in conclusione, mi potrei definire, secondo il punto di vista dei miei familiari, la pecora nera. Nella mia vita sentimentale non amo legarmi ad un compagno perché non sopporto limitazioni, controlli e prediche. Pertanto ogni volta che chiudo una frequentazione mi dispiace vedere la sofferenza nell’altro che mi chiede di continuare la relazione ma che allo stesso tempo non comprende che io non amo avere catene. Purtroppo anche in questo caso i miei sensi di colpa si acuiscono.

Vivo la vita che desidero, non voglio seguire schemi e tradizioni ma vivere giorno per giorno senza troppi fronzoli ma se qualcuno soffre per le mie scelte allora soffro più di loro, tanto che spesso ho incidenti domestici di vario genere, mi brucio, mi taglio, rompo i vestiti ecc.
Cosa posso fare per superare i miei sensi di colpa che offuscano la gioia delle mie scelte?

Marina di Palombara

 

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Marina,

il senso di colpa, oltre all’invidia, è il sentimento più distruttivo che possiamo nutrire. L’essere umano con la propria mente può costruire un modo di pensare che può portare alla felicità o all’infelicità. Se il nostro pensiero alimenta il senso di colpa di certo non favorisce nel tempo il benessere. Il senso di colpa ha origine nella nostra cultura religiosa dove abbiamo ascoltato più volte che siamo colpevoli del peccato originale già alla nascita, causato dal peccato di disobbedienza di Adamo ed Eva che ereditiamo da loro i quali sono stati perciò puniti da Dio. Inoltre sentiamo anche dire, ripetutamente, che Gesù è morto per i nostri peccati, siccome, il bambino, non sa distinguere i significati, crede che è colpa sua se accade qualcosa agli altri. Anche l’ambiente scolastico ha contribuito, a modo suo, ad alimentare la vergogna e il senso di colpa nelle menti fragili dei bambini. Con giudizi e critiche davanti agli errori commessi sui compiti, invece di accogliere lo sbaglio, in quanto, si va a scuola per imparare non per essere criticati o per stare in una lista dei più o meno bravi. In famiglia abbiamo, per esempio, visto i nostri genitori lavorare con fatica, malati e altro mentre ci trattavano da vili, pigri, buoni a nulla e fannulloni. Con la conseguenza che il piacere del relax e del divertimento diventano causa di sensi di colpa.

Ci sono 4 sensi di colpa principali:

1) Il senso di colpa per aver causato la morte o la sofferenza di una persona.

2) Deludere una o più persone.

3) Non aver potuto aiutare una persona cara.

4) Senso di colpa per aver avuto più degli altri.

Marina, il suo senso di colpa, è collegato all’idea di essere stata deludente riguardo alle aspettative che avevano i suoi genitori, tanto che l’hanno criticata molto e anche per la sofferenza che procura alle persone che lei lascia ma che vorrebbero continuare a stare con lei. E’ molto importante sapere che i nostri sensi di colpa danno luogo ad una serie di manifestazioni come piccoli incidenti: bruciarsi, tagliarsi, rompere i vestiti, rigare la macchina. Grandi incidenti: cadere e farsi male, fare incidenti di macchina. Perdite economiche e malattie gravi.

Tutto ciò per punirsi e pagare la colpa, non è troppo? Allora cosa fare per superare questo stato emotivo devastante?

i sono 2 momenti da affrontare in un processo di liberazione:

1) presa di coscienza, cercare di comprendere se ci sono fatti, azioni per i quali si meriti una punizione.

2) Accettazione che non siamo perfetti e che possiamo sbagliare, quindi un comportamento responsabile è riparare gli errori commessi, lasciandoci alle spalle ciò che è il passato ed andare avanti prendendo le giuste distanze: io sono io e tu sei tu.

Imparare a perdonarsi per perdonare.